Esterno
Esterno: Situato nella zona a Nord-Ovest di Necromunda, la Cattedrale dei Padri e degli Dei che governano le profondità della terra, si presenta agli occhi di chi lo osserva come una struttura impressionante ed austera in basalto opaco, ricca di aguzzi pinnacoli e di vetrate dai macabri rosoni. Leggende riportano che la struttura sia stata generata dal Caos stesso, assieme a Necromunda tutta, e che le sue pietre siano state interamente ricavate dalle cave sotterranee, ove sapienti Drow hanno lavorato nella notte dei tempi per erigere un santuario degno degli Dei. Ai piedi del tempio si erge una scalinata illuminata dalle torce e l'entrata è decorata dalle statue di due Demoni. Laccesso principale alla cattedrale è delimitato da tre portali bronzei di pregevole fattura. Si dice che furono gli stessi Dei ad indicare ai mastri cesellatori e incisori quali formelle inserire al suo interno e quali storie raccontare a coloro, che vedendolo, avrebbero compreso innanzi a quale gloriosa casa si stessero avvicinando, coscienti delle loro azioni.
L'Interno
Interno: Chi varca la soglia della sacra dimora, è avvolto da un inquietante e costante gioco di luci ed ombre; complici della penombra creata dalle imponenti colonne e dalle fiaccole che perenni ardono appese ad esse. Gli alti ed elaborati soffitti contribuiscono a rendere più slanciato il luogo e lasciano filtrare, assieme alle immense vetrate, una luce innaturale al suo interno. Il pavimento marmoreo, aiuta inoltre la temperatura a restare piuttosto fredda come se si volesse rappresentare la vita che all´interno del sacro luogo va spegnendosi, sia per i continui sacrifici che in esso si praticano, sia per le oscure trame che nelle sue segrete si tessono. Il Tempio è luogo ove tutte le divinità di ordinazione negativa sono venerate senza alcuna distinzione. E' gestito dal Ministro dei Culti di Necromunda, che si occupa inoltre di far rispettare le regole vigenti nella sacra casa dei Padri.
A tutta la cittadinanza è vietato l'ingresso se armati, salvo differenti disposizioni, e per tale ragione alcuni sacerdoti posti all'entrata, si occupano generalmente di prelevare le armi.
La Cattedrale della città dell´Albina stirpe, presenta al suo interno una fila di colonne che dividono lo spazio in tre estese navate. Quella centrale è occupata in parte dalle panche di legno, mentre quelle laterali sono completamente vuote ed accolgono quattro nicchie che si aprono sui muri laterali. Ogni rientranza ricavata nella nuda pietra è illuminata da torce a parete ed ospita le sculture di creature abissali ove sono incastonate quattro gemme, figlie di mano Drow. Al di là della navata, un piano rialzato è fornito di altre panche poste di fronte all'altare maggiore consacrato al Dio Locost, mentre tre are minori dedicate alle divinità Vestral, Raggok e Chorrolis, sono situate all'interno delle cappelle laterali. Proseguendo oltre, due rampe di scale conducono l'una all'ingresso delle segrete e l'altra alle camere dei chierici. Alle spalle dell'altare di Locost vi è l'abside, parte terminale del Tempio riservata al Trono delle Imperatrici ed alle statue di due Demoni che sorreggono la rappresentazione scultorea ed eterna di Luttuosa e Tempestosa le mitologiche spade senzienti.
Altare di Locost
L’altare si erge rialzato, signore assoluto fra i simulacri minori, come se lo stesso tempio fosse stato eretto intorno a lui. Vi si accede attraverso una scala di dieci gradini ampi, scolpiti in basalto opaco e levigati dal passaggio di generazioni devote e flagellate. Ogni scalino reca incisa una parola proibita, una lingua perduta che solo gli officianti più antichi sanno interpretare, e che canta silenziosamente al passo di chi vi sale. Ai lati della scalinata, due bracieri innalzati su teschi umani fusi con metallo oscuro, ardono di fiamme eterne: non rosse, ma di un pallore spettrale, come se la morte avesse dato fuoco ai suoi ricordi. Sono fiamme che non consumano, ma che divorano l’anima di chi osa fissarle troppo a lungo. Il loro chiarore deforma le ombre in forme blasfeme, proiettando visioni inumane contro le pareti del tempio. L’altare è un monolito di pietra nera, lavorata non per essere bella, ma per incutere timore. Gli angoli sono consumati da secoli di sacrifici, e il suo dorso, opaco e incrostato, trattiene l’eco dei riti compiuti. I mastri cesellatori che lo plasmarono incidendo con mani tremanti una fitta trama di glifi, rune e simboli rituali: protezioni, invocazioni, anatemi. Ogni linea è una preghiera oscura che ancora respira, vibrando al sangue versato. Ai piedi dell’ara, due canalette scendono lente come vene scavate nella roccia, raccogliendo il tributo rosso della carne immolata. Il sangue defluisce verso il bacile sacro di Locost, un cratere in argento battuto, ornato da figure in rilievo che mostrano le molte morti del mondo. Si dice che bere da quel bacile offra visioni o follia. Alle spalle dell’altare, si staglia la statua della Divinità: figura umanoide, scolpita nel medesimo basalto dell’ara, ma animata da un’energia che pare respirare. Alta, ieratica, con occhi e denti incastonati di rubini purissimi, rossi come ferite appena aperte. Le sue mani artigliate si stringono attorno a un cuore pietrificato, simbolo della volontà divina sul sangue e sul destino. La superficie del simulacro è imbrattata da strati e strati di sangue coagulato, offerti dai devoti con mani tremanti e cuori vili, come un manto unto e sacro che ne testimonia il culto. Ai lati della divinità, due demoni statuarî reggono una copia del Trono di Rubino, su cui poggiano, incrociate, le Spade Senzienti. Le lame, scolpite con una tale precisione da parere vere, sembrano fremere nel buio, come se potessero ancora desiderare carne da lacerare. Tutto, in quell’altare, è misura e minaccia. Nulla invita: tutto costringe. È il cuore dell’Abisso, mascherato da santuario. Un cuore che batte solo quando si sacrifica qualcosa che ha un nome.
Altare di Vestral
La statua di Vestral si erge al centro del santuario oscuro, alta e minacciosa, scolpita in un’ossidiana lucente che cattura e distorce la luce delle torce e dei bracieri. La figura è androgina, ma con tratti inquietanti: un volto quasi umano, ma privo di lineamenti, come una maschera liscia e inespressiva, da cui si percepisce soltanto un’ombra di sorriso ambiguo. Lunghi capelli scolpiti si intrecciano con elementi simili a filamenti di tela di ragno che discendono lungo le spalle, creando un alone di movimenti serpenteschi. La sua nudità è appena velata da un drappo scolpito aderente, che non nasconde le forme inquietanti, e dalle anche si diramano serpenti di pietra che paiono strisciare ai suoi piedi. Dalle mani, innalzate in gesto ambiguo di benedizione o di condanna, sgorga un liquido denso e nero come l’inchiostro, venefico e persistente, che gocciola costantemente lungo le dita per cadere in vasche sacre ai piedi della statua. Si narra che questo fluido sia in grado di corrompere qualsiasi carne o materia e che i fedeli lo raccolgano in piccole fiale per compiere riti oscuri. L’altare di Vestral è una lastra di pietra nera, levigata e screziata da venature verde scuro, incastonata con piccole gemme scure e perle annerite, simboli della seduzione e dell’inganno. Sul piano sono incise frasi in lingue dimenticate, un insieme di preghiere, maledizioni e lodi, incise con artigli o coltelli rituali da mani devote e macchiate di sangue. Attorno all’altare si dispongono le are votive, vasche basse di marmo scuro e rame ossidato, ornate da piccoli bassorilievi di monete, serpenti e ragnatele. Qui i fedeli depongono offerte votive: oro, gioielli, fiale di sangue, piccole pergamene con i segreti più oscuri, ciocche di capelli delle vittime o frammenti di ossa. Alcune are sono sormontate da candele scure, altre da ciotole contenenti profumi pesanti e inebrianti che salgono come fumo verso il volto inespressivo della statua. Il luogo è pervaso da un odore dolciastro e velenoso, un misto di fiori marciti, incenso bruciato e il pungente sentore metallico del veleno stesso. Ogni passo risuona sul pavimento di pietra come un’eco cava, e l’intera sala sembra respirare lentamente, come se Vestral osservasse, viva e attenta, ogni movimento.
Altare di Raggok
All’interno del tempio oscuro, nella zona riservata a Raggok, si erge una statua colossale, scolpita in una pietra scura e lucida, come ossidiana corrosa. La figura raffigura un uomo slanciato e inquietante, con il corpo ornato di abiti e gioielli preziosi, le cui fattezze sembrano mutare a ogni sguardo: un braccio umano dalle dita affusolate si trasforma in una zampa di bestia, la schiena si curva con squame rettiliane, il volto cambia per metà assumendo il muso di uno sciacallo con denti aguzzi e per l’altra mantenendo una maschera umana, algida e impassibile. Le profonde ferite che solcano il corpo della statua si aprono e si richiudono grazie a un ingegnoso gioco di ingranaggi e liquidi color piombo, creando l’illusione di carne che marcisce e guarisce, perpetuamente. L’altare votivo, situato ai piedi della statua, è una lastra massiccia di metallo scuro un misto di piombo e bronzo corroso su cui sono incisi simboli arcani e formule indecifrabili. Al centro dell’altare, una mano protesa in oro puro, perfettamente cesellata, regge un libro aperto e una provetta di cristallo piena di un liquido ambrato, come a simboleggiare la dualità tra sapere e corruzione. Intorno all’altare, l’aria è intrisa di un odore pungente di resine e veleni. L’ara sacra delle offerte si trova poco distante, un tripode annerito sorregge un bacile metallico incrostato da secoli di sangue, incenso e resti organici. Qui, i devoti lasciano le proprie offerte: monete, ampolle di veleno, talismani, frammenti di ossa e pezzi di carne macerata. Il fuoco sacro arde perpetuamente al centro del bacile, alimentato da oli profumati e sostanze corrosive che rilasciano vapori verdastri, impregnando l’aria di miasmi soffocanti. L’intero spazio votivo dedicato a Raggok è immerso in un’oscurità che sembra vibrare e pulsare, come se le ombre stesse si contorcessero al ritmo delle ferite della statua, rendendo la zona tanto affascinante quanto inquietante, un tributo vivente alla corruzione e alla disgregazione del corpo e dell’anima.
Altare di Chorrolis
All’interno del tempio, dove l’ombra è legge e ogni silenzio ha un prezzo, sorge un’ala interamente consacrata a Chorollis, il Dio dorato, l’Usuraio degli Dei, colui che non conosce sazietà e regna sul desiderio come un re sui propri debiti. La sua statua domina l’ambiente con la bellezza arrogante di un giovane uomo dai tratti maliziosi, il sorriso scolpito sulle labbra sottili che promette tutto e non dà nulla. È interamente forgiata in oro massiccio, scolpita con perizia blasfema, impreziosita da vesti fluenti e cariche di ricami, catene, spille, placche decorative, anelli su ogni dito come promesse infrante e vincoli non richiesti. Fra le mani, una cornucopia fusa nel metallo, da cui traboccano gemme, monete, gioielli, tesori che scintillano anche al buio, come se avessero vita propria. L’altare dedicato al dio è una lastra in oro zecchino, contornata da perle nere e pietre incastonate, così perfetta da sembrare una tentazione scolpita più che un luogo di culto. Ai suoi piedi si apre l’ara sacra, dove si raccolgono le offerte votive: vino speziato, oli profumati, sacchetti tintinnanti di denari, portati ogni giorno da fedeli e mercanti, nobili e contrabbandieri, tutti ugualmente desiderosi di conquistare la sua benedizione. A custodire il luogo, giovani vestali, vestite con veli leggeri color avorio e oro, che raccolgono con mani esperte le offerte, annotano nomi e importi, e vegliano che ogni supplica venga registrata come debito spirituale. Nessun giuramento viene pronunciato a voce alta: davanti a Chorollis, anche il silenzio è un contratto. E chi osa mentire davanti al suo sguardo si ritrova a pagare interessi di sangue.
Trono di Rubino
Dietro all'altare di Locost, si staglia al di sopra di una pedana rialzata, il trono dei Signori dell'Albina stirpe. Esso si pregia di essere seduta e conforto di coloro che impassibili regnano sulla città tutta come unti degli Dei che in essi, hanno trasferito il loro potere. Vanta due robusti braccioli, ricoperti da una pregiata pelle di drago dalla livrea fuligginosa, lo schienale invece è interamente ricavato da una composizione ossea, la quale si dice provenga dalle numerose vittime illustri che coloro che sedettero sul trono, hanno nei tempi sacrificato in nome degli Dei come offerta e monito. A corollare questa immonda seduta, due demoniache figure, scolpite a vivo nella stessa pietra della cattedrale, reggono le copie delle spade senzienti, a destra Luttuosa figlia del sangue e del dolore e sulla sinistra Tempestosa figlia del caos e della follia.
Le Viscere: Segrete e Alloggi
Le Segrete del Tempio oscuro di Necromunda non sono ampie stanze di tortura, ma anfratti stretti e opprimenti, scavati nella roccia viva, dove l’aria è satura di umidità e marcescenza. Si snodano in corridoi angusti, con pareti levigate dal tempo e dalle mani disperate che hanno tentato invano di graffiarne la superficie. Le celle sono piccole, a malapena abbastanza grandi per contenere un corpo rannicchiato, chiuse da pesanti grate ferrigne che lasciano filtrare solo brandelli di luce verdastra provenienti dalle torce a olio distillato sparse lungo i corridoi. All’interno, la claustrofobia è palpabile. Le mura sembrano stringersi addosso a chi vi entra, l’aria rarefatta si mescola al puzzo acido delle secrezioni corporee, del sangue rappreso e dei residui di incensi oscuri utilizzati nei rituali d’invocazione. Sparse tra le celle vi sono nicchie nelle quali si intravedono strumenti antichi e rudimentali ganci, pesi, catene arrugginite non tanto per infliggere dolore fisico, quanto per suggestionare e spezzare la volontà.
Il vero strumento di tortura è il silenzio interrotto solo da sussurri lontani, da voci che paiono provenire dalle pareti stesse. Gli apostati e i blasfemi vengono lasciati soli a dialogare con le proprie paure e i propri sensi distorti, mentre l’eco di urla lontane si insinua nelle menti più fragili. Alcune celle sono dotate di piccole feritoie, attraverso le quali occhi famelici e lingue biforcute delle creature minori del tempio possono osservare e bisbigliare parole oscene e minacciose. In fondo alle segrete, una pesante porta metallica conduce alla Sala della Rivelazione, uno spazio ancora più angusto e oscuro, dove i prigionieri vengono condotti per affrontare la prova ultima della follia: una stanza rotonda priva di luce, con il pavimento coperto di simboli arcani incisi nel piombo, capaci di suggestionare la mente e di provocare allucinazioni. Qui, la tortura mentale raggiunge il suo apice, costringendo i dannati a confrontarsi con visioni e paure che nessuna carne può sopportare.
Alloggi dei Chierici
Le camere dei sacerdoti e delle vergini vestali del tempio, sono site lungo un dedalo di corridoi che abbracciano l’esterno dell’intera costruzione e che trovano in una porta d’ingresso, situata nell’ala ovest oltre l’altare di Vestral, il passaggio che ad essi conduce. Le stanze sono piccole e arredate in modo semplice, spartano. Un letto, uno scrittoio con sgabello, un inginocchiatoio sul quale si trovano spesso posati un fustigatore ed un cilicio e un lavabo composto da catino e brocca. Non tutte le camere sono dotate di vere e proprie finestre, molte solo di piccole feritoie ricavate nella pietra che permettono il passaggio dell’aria e di pochissima luce. Le camere degli ospiti della cattedrale sono leggermente più ampie e confortevoli. Dispongono di un braciere, di un paio di bauli e di una o due sedie. Eccezione viene fatta per gli appartamenti riservati al ministro dei culti, ogni ministro personalizza i propri appartamenti che spesso sono caratterizzati da un ampio camino di pietra, più finestre che si spandono come occhi sui quattro punti cardine della città, alcune scaffalature ricolme di libri, un letto ampio e comodo, un triclinio foderato di pelliccia, uno scrittoio ampio con scranno imbottito e un salottino confortevole dove ricevere i propri ospiti.
Atmosfera: Un santuario di freddo marmo e terrore antico, dove l'odore dell'incenso si fonde con quello del sangue rappreso e il rintocco dei metalli preziosi.